L’Europa si prepara ad affrontare un inverno difficile, “caratterizzato da prezzi energetici elevati”. È quanto afferma la Commissione europea in un comunicato stampa nel quale annuncia la proposta di rinviare di un anno l’attuazione di specifiche disposizioni del regolamento UE sul metano relative agli importatori, al fine di alleviare la pressione sull’industria europea e sulle amministrazioni nazionali.

“Le tensioni sui mercati energetici globali, legate al conflitto in Medio Oriente, stanno esercitando pressione sui mercati energetici europei. Ciò sta facendo lievitare i prezzi dell’energia e potrebbe causare una riduzione della disponibilità di gas e petrolio, compromettendo la competitività e la sicurezza degli approvvigionamenti dell’UE”, afferma l’esecutivo europeo nella nota.

La proposta sarà ora sottoposta al Parlamento europeo e al Consiglio per l’adozione. La Commissione collaborerà con entrambi i colegislatori per garantire il rispetto dell’iter legislativo, sottolineando che un accordo tempestivo è essenziale per mantenere la certezza normativa.

Martedì, i prezzi di riferimento del gas in Europa hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi quattro anni, a causa dello stallo tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky sul diesel russo, che ha destabilizzato i mercati in un momento in cui sono previste temperature più rigide nell’Europa centrale nelle prossime due settimane.

Secondo quanto riporta il Financial Times, i futures del gas olandese TTF hanno raggiunto gli 87,20 euro per megawattora, registrando un aumento per il sesto giorno consecutivo e toccando il livello più alto da prima dell’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran alla fine di febbraio. Come sottolinea il quotidiano britannico, citando il responsabile della strategia sulle materie prime di Saxo Bank, Ole Hansen, i bassi livelli di stoccaggio del gas all’inizio della stagione invernale hanno reso l’Europa vulnerabile agli alti prezzi. Attualmente, i depositi di gas europei sono pieni per meno del 74%, un livello ben inferiore alla media stagionale, che si aggira intorno al 90%. La stagione invernale del riscaldamento in Europa è iniziata ufficialmente il 1° ottobre.

Intanto, mercoledì, l’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), nel suo rapporto di ottobre ha sottolineato che la scarsità di gasolio potrebbe persistere anche nel prossimo anno, poiché i conflitti limitano la produzione in Medio Oriente e in Russia, mentre i prezzi record spingono le scorte a diminuire in vista del picco della domanda invernale. “I prezzi record del diesel stanno già avendo ampie conseguenze economiche, aumentando il costo dei beni e incidendo sui redditi reali, sull’attività economica e sull’inflazione”, ha affermato l’agenzia.

L’IEA prevede una ripresa delle attività di raffinazione globali verso la fine dell’anno, che dovrebbe iniziare a ricostituire le scorte. Tuttavia, secondo l’Agenzia, ciò non sarà sufficiente a compensare il deficit accumulato quest’anno nei mercati dei distillati medi.

L’UE deve essere “flessibile” e “pragmatica” nell’attuazione delle regole

Secondo quanto affermato dal commissario europeo all’Energia, Dan Jørgensen, il rinvio di un anno della necessità di conciliare gli obiettivi climatici dell’Unione con le difficoltà che attraversano i mercati energetici. “L’ambizione dell’Europa nella lotta contro i cambiamenti climatici rimane incrollabile. Tuttavia, con l’avvicinarsi di un inverno difficile in termini di prezzi dell’energia, dobbiamo essere flessibili e pragmatici nell’attuazione delle nostre regole”, ha dichiarato. “La priorità ora è proteggere i cittadini europei dalla volatilità dei prezzi che stiamo affrontando ed evitare qualsiasi potenziale rischio aggiuntivo per l’approvvigionamento energetico in un momento di difficoltà globali”.

Durante il briefing di mezzogiorno della Commissione a palazzo Berlaymont, la portavoce per l’Energia Anna-Kaisa Itkonen ha tuttavia precisato che, al momento, l’Unione europea non sta affrontando problemi concreti di sicurezza degli approvvigionamenti. “Non ci troviamo attualmente di fronte a un problema di sicurezza dell’approvvigionamento, ma operiamo in una situazione globale estremamente volatile e imprevedibile”, ha spiegato, richiamando in particolare le incertezze legate allo Stretto di Hormuz e ai flussi internazionali di petrolio e gas.

“Ci stiamo comunque dirigendo verso un inverno molto difficile, con prezzi elevati, innanzitutto una crisi di accessibilità economica dell’energia, e una situazione molto volatile e imprevedibile”, ha aggiunto la portavoce.

Bruxelles precisa che la modifica mirata proposta riguarda gli obblighi di monitoraggio, rendicontazione e verifica per gli importatori di gas naturale, petrolio e carbone. Riguarda inoltre le disposizioni relative alla rendicontazione dei requisiti di intensità di metano sia per gli importatori sia per i produttori dell’Unione.

Come indicato dall’esecutivo comunitario, il rinvio di un anno delle disposizioni relative alle importazioni è “volto a evitare ulteriori pressioni sulla sicurezza dell’approvvigionamento di combustibili fossili importati nell’attuale contesto geopolitico” e “non pregiudica l’ambizione, l’integrità e la portata del regolamento, riaffermando l’impegno dell’Unione europea a ridurre le emissioni di metano”.

La Commissione respinge le accuse di aver ceduto all’industria petrolifera

Interrogata dai giornalisti sull’esistenza di prove concrete di un rischio per gli approvvigionamenti e sull’eventualità che la proposta rappresenti una concessione alle pressioni delle grandi compagnie petrolifere, Itkonen ha respinto questa interpretazione. “Non stiamo cedendo agli interessi delle grandi compagnie petrolifere”, ha affermato, ricordando che molte imprese hanno già iniziato ad applicare il regolamento e intendono rispettarne gli obblighi. La portavoce ha però riconosciuto che dagli Stati membri è arrivata “una richiesta molto chiara” di alleviare alcune delle pressioni che l’industria energetica sta affrontando.

Anche la portavoce capo della Commissione, Paula Pinho, ha ribadito che la modifica non intacca gli obiettivi ambientali del regolamento. “Non incide in alcun modo sull’obiettivo del regolamento sul metano, che continuiamo a sostenere: la riduzione delle emissioni. Sono le tempistiche a diventare più flessibili. Concediamo più tempo, ma l’obiettivo resta invariato”, ha precisato.

Pinho ha inoltre osservato che, quando il regolamento è stato elaborato, la Commissione non poteva prevedere la crisi dello Stretto di Hormuz e le sue conseguenze sui prezzi energetici e sul funzionamento dei mercati.

Durante il briefing, la Commissione, pur sottolineando che il rinvio di un anno sarebbe sufficiente, non ha escluso tempistiche più lunghe, come richiesto da alcuni Stati membri e dall’industria dei combustibili fossili. “Secondo la nostra valutazione, un anno è sufficiente”, ha risposto Itkonen, ricordando che il regolamento prevede una clausola di revisione entro la fine del 2027.

La portavoce ha però ammesso che non è possibile prevedere l’evoluzione della situazione. “È qualcosa che ovviamente non sappiamo, così come non sappiamo quale sarà la situazione del mercato energetico il prossimo anno”, ha affermato.

Il regolamento europeo sul metano

Il metano è la seconda maggiore fonte di emissioni di gas serra dopo la CO2. La riduzione delle emissioni di metano è quindi uno dei modi più rapidi ed efficaci per contrastare il riscaldamento globale e offre notevoli vantaggi in termini di risparmio energetico.

Adottato nel 2024, il regolamento UE sul metano è la prima normativa completa al mondo che disciplina anche le emissioni legate alle importazioni di petrolio, gas e carbone e introduce requisiti progressivi per aumentare la trasparenza. Copre la produzione, il trasporto e la lavorazione a livello nazionale, oltre alle importazioni, e pone l’UE all’avanguardia nella riduzione delle emissioni.

Nel luglio 2026, la Commissione ha pubblicato due raccomandazioni per fornire soluzioni giuridicamente valide alle preoccupazioni del settore in materia di conformità e sanzioni. Il 12 ottobre, inoltre, ha avviato una consultazione pubblica sull’adozione di un atto di esecuzione con modelli di rendicontazione per la segnalazione a livello UE delle emissioni di metano derivanti da petrolio, gas e carbone.

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